
Perché cambiare è difficile
La teoria dei sistemi, così come alcuni principi della fisica, ci insegnano che i sistemi tendono a mantenere il proprio equilibrio. Per modificarlo serve sempre una forza capace di rompere l’assetto esistente e permettere la costruzione di un nuovo equilibrio.
Credo che questo spieghi molto bene anche perché cambiare può essere così difficile. Quando proviamo a modificare un comportamento, un modo di stare nelle relazioni o di affrontare la vita, non stiamo semplicemente imparando qualcosa di nuovo. Stiamo cercando di rompere un equilibrio che il nostro sistema ha costruito nel tempo.
E questo equilibrio, anche quando ci fa soffrire, ha una sua stabilità, che non vacilla facilmente.
Ed è per questo che, durante un percorso, possono esserci delle ricadute. Capita spesso che una persona faccia dei passi avanti e poi, a un certo punto, sembri tornare indietro.
Molti lo interpretano come un fallimento: “Allora non sto cambiando.” Io credo che, molto spesso, non sia così.
Quella ricaduta può semplicemente dirci che il vecchio equilibrio è ancora molto forte rispetto a quello nuovo. Che il sistema, spontaneamente, tende ancora a tornare dove è rimasto per anni.
Ed è anche per questo che le terapie richiedono tempo, perché un nuovo equilibrio non si costruisce facilmente. Ha bisogno di essere sperimentato, ripetuto, vissuto nelle relazioni e nella quotidianità, finché non inizia ad assestarsi.
E quando quel nuovo equilibrio si consolida, il vecchio perde progressivamente la sua forza. Il sistema smette, poco alla volta, di tornare spontaneamente ai vecchi schemi e comincia a organizzarsi intorno a modalità nuove.
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