Rimanere sospesi
- Simona Romano
- 1 lug
- Tempo di lettura: 1 min
Restare in un limbo, spesso, è molto più rassicurante che scegliere. Finché non decidi, tutte le possibilità rimangono vive. Puoi continuare a immaginare che ogni strada possa essere quella giusta. Non devi fare i conti con il dubbio di aver sbagliato, con la rinuncia che ogni scelta comporta o con la responsabilità di costruire davvero una direzione.
È una posizione che dà l’illusione di proteggerti, ma che, in realtà, ti sta mantenendo fermo. Perché nel limbo non perdi una strada sola: perdi la possibilità di percorrerne davvero una. Rimani fermo mentre la vita continua ad andare avanti.
Lo psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, nel suo libro Il limbo, descrive il limbo come uno spazio intermedio: un luogo in cui non siamo più ciò che eravamo, ma non siamo ancora diventati ciò che potremmo essere. Questi spazi intermedi hanno una funzione, ovvero quella di lasciare che le cose sedimentino e dare spazio a ciò che ancora non è del tutto chiaro.
Il problema nasce quando il limbo smette di essere un passaggio e diventa una zona di comfort. Quando non stiamo più aspettando di capire, ma stiamo evitando di scegliere.
La prima cosa da fare, allora, è riconoscerlo. Se siamo abbastanza onesti con noi stessi, quella differenza la sentiamo. Sentiamo quando il tempo che ci stiamo dando non serve più a fare chiarezza, ma solo a rimandare.
Da lì in poi, il tuo compito principale è capire che cosa ti tiene fermo. Che cosa hai così tanta paura di lasciare andare e che cosa, invece, desideri così tanto da sentire che non puoi più continuare a vivere come hai fatto finora.
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