PER COSA STIAMO LITIGANDO DAVVERO?
Per cosa stiamo litigando davvero? Ci sono relazioni in cui si finisce per discutere sempre delle stesse cose. I piatti lasciati nel lavandino. Un messaggio a cui non è stato risposto. Un ritardo. Il tono di una frase. A prima vista sembrano litigi per questioni banali. E spesso si conclude che il problema sia il carattere: “È irascibile”, “Siamo incompatibili”, “Siamo troppo diversi”. Ma molto spesso il litigio non riguarda davvero ciò di cui si sta parlando.
Dietro quella discussione può esserci una richiesta molto più profonda: “Vorrei sentirmi importante per te.” “Vorrei sentirmi visto.” “Vorrei sentire che posso contare su di te.” “Ho bisogno di sentirmi scelto, ascoltato, rispettato.”
Il problema è che questi bisogni raramente vengono espressi in modo diretto. Spesso prendono la forma di accuse, critiche o recriminazioni. E quello a volte diventa l’unico modo in cui si riesce a comunicare nella relazione.
Per questo il conflitto non è sempre soltanto qualcosa che allontana. In alcune relazioni diventa persino un modo per mantenere il contatto. Ci si incontra solo lì, nello scontro. È come se il litigio dicesse: “Ho ancora bisogno di te, ma non so come raggiungerti in un altro modo.”
Questo non significa che litigare faccia bene o che il conflitto vada mantenuto. Significa che, a volte, se riusciamo ad ascoltare ciò che il litigio sta cercando di raccontare, possiamo smettere di rispondere soltanto alle parole e iniziare ad ascoltare il bisogno che le ha generate.
Perché molto spesso non stiamo discutendo di chi abbia ragione. Stiamo cercando, goffamente, di dire all’altro che c’è qualcosa di importante di cui abbiamo bisogno. E quando la rabbia si abbassa e ci si incontra in un momento di quiete questi bisogni possono essere ascoltati e comunicati diversamente.
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