Capire non è risolvere
- Simona Romano
- 4 lug
- Tempo di lettura: 1 min
C’è una frase che la direttrice della mia scuola di psicoterapia ripeteva spesso: capire un problema è molto diverso dal risolverlo. E credo che questa sia una delle cose che genera più frustrazione nelle persone.
Molti sono perfettamente consapevoli di ciò che non va. Hanno una buona capacità di introspezione, riescono a osservarsi, a capire perché reagiscono in un certo modo, da dove nascono alcune paure o perché continuano a ripetere gli stessi schemi.
Eppure, nonostante questa consapevolezza, continuano a ritrovarsi negli stessi punti della loro vita. Perché, di nuovo, una cosa è capire, un’altra è cambiare.
La consapevolezza è fondamentale, è il punto di partenza, ma da sola non basta. Sapere da dove nasce una difficoltà non significa automaticamente sapere come affrontarla. Così come riconoscere una strada sbagliata non significa sapere quale direzione prendere.
E, badate bene, non è che le persone non vogliano cambiare. Molto spesso non cambiano perché non hanno un’altra strada. Conoscono quella che stanno percorrendo, anche se le fa soffrire, perché è l’unica che hanno imparato a percorrere.
L’alternativa, invece, è sconosciuta. E tutto ciò che è sconosciuto, inevitabilmente, fa paura.
Ed è proprio questo che, secondo me, fa la psicoterapia. Non si limita ad aiutarti a capire perché stai male. Ti aiuta a costruire, passo dopo passo, un modo nuovo di stare al mondo.
Un modo diverso di leggere ciò che accade, di stare nelle relazioni, di affrontare le emozioni e di fare scelte diverse. Così che, piano piano, inizi a percorrere una strada che prima non riuscivi nemmeno a immaginare.
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