Ascolta, poi interroga
- Simona Romano
- 19 ore fa
- Tempo di lettura: 1 min
Non tutto ciò che senti dice la verità. Un’emozione è sempre reale. Se provo paura, rabbia, tristezza o vergogna, quell’esperienza esiste e merita di essere riconosciuta e validata. Ma validare un’emozione non significa necessariamente considerare vera l’interpretazione della realtà che l’ha fatta emergere.
Se mi sento escluso, significa necessariamente che qualcuno mi sta escludendo? Se provo paura, significa che sono davvero in pericolo? Se mi sento inadeguato, significa che non sono abbastanza? Se provo rabbia, significa necessariamente che l’altro abbia voluto ferirmi?
Molto spesso reagiamo non soltanto a ciò che accade, ma al significato che attribuiamo a ciò che accade. Una persona non risponde a un mio messaggio. Il fatto è lo stesso, ma posso interpretarlo come: “Non gli importa di me”, “Ho fatto qualcosa di sbagliato”, “È arrabbiato con me” oppure semplicemente “In questo momento non può rispondere”. A seconda della lettura che costruisco, la mia esperienza emotiva può cambiare profondamente.
Per questo credo sia importante imparare a fare due movimenti apparentemente opposti: accogliere ciò che sentiamo e, allo stesso tempo, interrogarlo.
Posso riconoscere: “Questa cosa mi ha fatto sentire rifiutato” senza concludere automaticamente: “Sono stato rifiutato”. Posso chiedermi: che cosa ho letto in questa situazione? Quale significato le ho attribuito? Che cosa sto dando per certo? Ci sono altre interpretazioni possibili?
L’obiettivo non è convincerci che le cose vadano sempre bene, né sostituire ogni pensiero doloroso con uno positivo. È ampliare le possibilità. Perché se esiste un’altra lettura plausibile della stessa realtà, può esistere anche una risposta emotiva diversa.
Le emozioni ci dicono qualcosa di importante su come stiamo vivendo una situazione. Non necessariamente ci dicono, da sole, come quella situazione è realmente.
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