COSA STAI PROTEGGENDO?
- Simona Romano
- 2 giorni fa
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«Cosa sto proteggendo continuando a fare così?» È una domanda che in terapia può cambiare completamente il modo in cui osserviamo la problematica che portiamo.
Quando un comportamento ci fa soffrire, il nostro primo impulso è considerarlo un nemico da eliminare. L’ansia. Il controllo. L’evitamento. La procrastinazione. La rabbia.
Ma molto spesso questi comportamenti non esistono solo perché ci fanno stare male. Esistono anche perché, in qualche modo, stanno cercando di proteggerci.
Una persona che evita i conflitti o che ha un forte bisogno di approvazione non è semplicemente incapace di dire di no o di prendersi le proprie responsabilità. Potrebbe stare proteggendo il legame con l’altro, perché ha imparato che esprimere il disaccordo può mettere a rischio la relazione.
Chi procrastina non è semplicemente pigro. Potrebbe stare proteggendo la propria autostima. Finché non si mette davvero alla prova, non deve confrontarsi con la possibilità di fallire.
Questo non significa che quei comportamenti siano funzionali o che debbano essere mantenuti. Significa che, prima di provare a eliminarli, vale la pena capire quale funzione stanno svolgendo.
Perché spesso il problema non è il comportamento in sé. È il fatto che, fino a oggi, è stato l’unico modo che abbiamo trovato per soddisfare un bisogno importante.
Ed è proprio quando comprendiamo che cosa quel comportamento sta cercando di proteggere che possiamo iniziare a costruire modi nuovi, più sani e più liberi, per prenderci cura dello stesso bisogno.
Una volta capita la funzione e il bisogno sottostante, la domanda da porci è:
«Quali altri modi esistono per prendermi cura dello stesso bisogno, senza continuare a pagare il prezzo di questo comportamento?»
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