IL BUIO FUORI ORARIO
- Simona Romano
- 12 ago
- Tempo di lettura: 2 min
Oggi pensavo che quello che rende così affascinante un’eclissi non è semplicemente vedere il buio. Il buio lo conosciamo, arriva tutte le sere e non ci sorprende. A sorprenderci è vederlo arrivare di giorno. Perché rompe una regola che nella nostra mente è scontata: di giorno c’è luce, di notte c’è buio. L’eclissi sovverte questa regola e si impone con il suo buio in pieno giorno.
E ho pensato che forse è anche questo che a volte ci destabilizza nella vita, quando il buio arriva dove avevamo previsto luce. Sappiamo che alcune esperienze saranno difficili e, in qualche modo, ci prepariamo ad attraversarle. Molto più difficile è accettare di stare male quando pensavamo che saremmo stati felici. Avere paura proprio dopo aver ottenuto ciò che desideravamo. Sentirci persi quando credevamo di aver finalmente trovato la nostra strada. Dubitare di una scelta che avevamo fatto con convinzione. Scoprire una fragilità proprio quando pensavamo di essere diventati più forti.
In quei casi, il buio ci spiazza. E credo che abbia molto a che fare con il nostro bisogno di prevedibilità. Pensiamo di sapere cosa ci renderà felici, cosa ci farà soffrire, quali scelte non faremo mai, quali persone resteranno importanti per noi, cosa saremo disposti a sopportare e cosa invece no. E questa prevedibilità ci permette di costruire una certa continuità: io sono questa persona, desidero queste cose, reagisco in questo modo, sto andando in questa direzione.
Poi, qualche volta, accade qualcosa che non avevamo previsto. Otteniamo ciò che volevamo e non siamo felici quanto immaginavamo. Perdiamo qualcosa che pensavamo indispensabile e scopriamo di riuscire a vivere anche senza. Facciamo una scelta che avevamo sempre giudicato negli altri. Non reagiamo come pensavamo avremmo reagito. Oppure iniziamo a desiderare qualcosa che non assomiglia affatto alla vita che avevamo progettato.
E qui accade l’eclissi.
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