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Insistere o lasciare andare?

Nel libro The Dip, Seth Godin propone una metafora interessante. Immaginate di essere in fila al supermercato. C’è chi sceglie una fila e non la lascia mai, anche quando sembra la più lenta di tutte. C’è chi invece continua a cambiare corsia, convinto che quella accanto sia sempre più veloce. E poi c’è chi cambia una sola volta: quando è evidente che la fila in cui si trova non sta andando da nessuna parte e che esiste un’alternativa migliore.


Quale di queste persone siete?


Credo che questa metafora descriva bene il modo in cui affrontiamo le scelte importanti della vita. Relazioni, lavoro, progetti, percorsi personali. Alcune persone restano anche quando tutto suggerisce che sarebbe il momento di cambiare.


Altre passano continuamente da una strada all’altra, inseguendo l’idea che da qualche parte esista sempre qualcosa di migliore.


E poi ci sono quelle che cercano di fare qualcosa di più difficile: distinguere tra una fase faticosa, che richiede perseveranza, e una strada che semplicemente non conduce più nella direzione desiderata.


Molte persone finiscono per vivere come hanno iniziato, non perché quella vita le rappresenti davvero, ma perché non trovano la forza di impegnarsi fino in fondo o di cambiare quando sarebbe necessario.


Il problema è capire se stiamo perseverando per convinzione o se stiamo semplicemente resistendo al cambiamento.


E, allo stesso modo, capire se desideriamo cambiare perché una strada è davvero sbagliata per noi o perché fatichiamo a tollerare la frustrazione che ogni percorso porta con sé.


Come sempre la via di mezzo vince, e sta sempre in quell’equilibrio sottile tra due estremi: quando insistere e quando lasciare andare.

 
 
 

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