LE ESPERIENZE FALSIFICANTI
Credo che uno dei lavori più importanti che possiamo fare su noi stessi sia imparare a riconoscere il nostro pilota automatico. Gran parte di ciò che facciamo, pensiamo e del modo in cui ci relazioniamo agli altri è guidata da schemi che si attivano senza che ce ne accorgiamo. Diventarne consapevoli è il primo passo per poter scegliere, invece di reagire.
Il lavoro terapeutico può certamente essere svolto anche a livello cognitivo. Comprendere i propri schemi, riconoscere gli automatismi e dare loro un nome è un passaggio fondamentale. Ma, da solo, spesso non basta. Sono soprattutto le esperienze a rendere possibile un cambiamento stabile nel tempo.
Nella psicoterapia sistemico-relazionale si usano le esperienze falsificanti: esperienze che mettono alla prova le nostre premesse implicite sulla realtà. Significa invitare la persona a fare qualcosa che spontaneamente non farebbe mai, soprattutto nelle relazioni.
Rispondere in modo diverso dal solito. Non difendersi quando lo farebbe automaticamente. Esporsi quando tenderebbe a chiudersi. Chiedere invece di aspettare. Tacere invece di reagire.
Perché è proprio facendo esperienze nuove che possiamo accorgerci che molte delle convinzioni con cui leggiamo il mondo, magari costruite anni fa e un tempo utili, oggi non funzionano più.
Finché continuiamo a comportarci nello stesso modo, continueremo a ricevere conferme di ciò che già crediamo. Quando interrompiamo l’automatismo e sperimentiamo una risposta diversa, diamo alla realtà la possibilità di sorprenderci.
Il cambiamento, allora, non nasce soltanto da un modo diverso di pensare. Nasce soprattutto da un modo diverso di agire e di relazionarci con il mondo. Perché sono le esperienze a trasformare davvero il significato che attribuiamo a noi stessi, agli altri e alle nostre relazioni.
Commenti