OLTRE IL RIMUGINIO
- Simona Romano
- 29 lug
- Tempo di lettura: 1 min
Rimuginare spesso nasce da un’illusione: quella che, se continueremo a pensare abbastanza a qualcosa, prima o poi troveremo la risposta che ci farà sentire finalmente tranquilli.
Ripercorriamo una conversazione, immaginiamo tutti gli scenari possibili, cerchiamo di capire perché qualcuno si sia comportato in un certo modo, ci chiediamo cosa avremmo potuto fare diversamente o cosa potrebbe succedere domani.
Il problema è che non tutte le domande hanno una risposta certa. Non possiamo sapere con assoluta sicurezza cosa pensa un’altra persona, come andranno le cose o cosa sarebbe successo se avessimo fatto una scelta diversa. Eppure il rimuginio continua a prometterci proprio questo: ancora un pensiero e avremo finalmente il controllo. È anche per questo che cercare di uscire dal rimuginio continuando a pensare finisce spesso per alimentarlo.
Per questo credo sia importante costruire, nel tempo, una propria cassetta degli attrezzi: una serie di strategie che ci aiutino a interrompere quel flusso quando ci accorgiamo che pensare non ci sta più portando da nessuna parte. Per farlo abbiamo bisogno di uscire dalla nostra testa e riportare l’attenzione fuori da quel circuito di pensieri che continua ad alimentare se stesso.
Per qualcuno può significare fare una passeggiata, per qualcun altro correre, cucinare, meditare, ascoltare musica, cantare, ballare o stare con altre persone. Non esiste uno strumento che funzioni allo stesso modo per tutti. Ognuno deve imparare a conoscere ciò che lo aiuta a spostarsi dal pensiero all’esperienza, dal continuare ad analizzare al tornare a vivere il presente.
Cercare di fermare il rimuginio controllando la mente non fa altro che mantenerlo in vita; ciò che possiamo fare, invece, è orientare la nostra attenzione verso qualcos’altro.
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