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There is gold in the shadow

Jung vedeva l’ombra come un’energia psichica grezza, non processata, che non sa dove andare perché, a un certo punto della nostra vita, le abbiamo fatto capire che non era la benvenuta.


Così viene relegata nell’inconscio, ma non smette di esistere. Continua a cercare una strada. E spesso proprio lì si nasconde una parte importante del nostro potere interiore.


La rabbia che hai sotterrato potrebbe contenere il coraggio che non riesci a trovare. La fame di approvazione potrebbe nascondere il desiderio di realizzare qualcosa di grande. Le parti di te che definisci troppo bisognose, troppo rumorose, troppo intense o troppo oscure potrebbero essere le stesse parti in cui giace il tuo potenziale.


Quando parliamo di crescita personale immaginiamo spesso un processo di eliminazione: togliere i difetti, correggere le debolezze, liberarci delle parti che non ci piacciono. Jung proponeva una prospettiva diversa.


L’ombra va integrata, quell’energia che contiene va canalizzata e utilizzata come risorsa, messa al nostro servizio. Perché il problema non è l’esistenza di quell’energia, ma il fatto che non sappiamo cosa farcene.


Così la reprimiamo, la nascondiamo, facciamo finta che non ci appartenga. Ma più cerchiamo di allontanarla, più quella stessa energia continua a manifestarsi in modi indiretti.


Il lavoro allora non è distruggere l’ombra, ma ascoltarla. Chiederci che cosa sta cercando di comunicarci e quale bisogno, quale forza o quale talento si nasconde dietro ciò che stiamo rifiutando.


Perché a volte passiamo anni a combattere una parte di noi senza accorgerci che proprio lì dentro è custodita una delle nostre risorse più grandi.


E come conclude Jung:


“There is gold in the shadow”

 
 
 

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